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Anna, sei avanti di un secolo

La chiacchierona Anna dai capelli rossi ha sicuramente fatto parte dell'infanzia di molti di noi. Per questo, quando decisero di fare una trasposizione telefilmica, non ci pensai due volte nel seguirla. Non è la prima, in realtà. Anna di Green Gables ha dato ampio spazio a diverse produzioni, però  Chiamatemi Anna ( Anne with an E in lingua originale) è davvero una serie meravigliosa. Trasmessa sulla rete CBC in Canada, aggiunta poi al catalogo di Netflix,  è basata sul romanzo Anne of Green Gables di Lucy Maud Montgomery. La storia è ben nota, c'è questa ragazzina dai capelli rosso fuoco, Anne Shirley (Amybeth McNulty) che viene presa in affido per sbaglio dai Cuthbert, due fratelli residenti a Green Gables bisognosi di una mano con i campi. E infatti il signor Matthew Cuthbert (Robert Holmes Thomson) e la signora Marilla (Geraldine James) si aspettavano un ragazzo. Alla vista di Anne sono tentati di mandarla via ma Matthew dal cuore tenero si affeziona subito alla stravaganza e alla parlantina di Anne. Grande lettrice, Anne ha una fervida immaginazione. E sarà proprio l'immaginazione il suo punto di forza ma anche la sua debolezza. E sarà sempre l'immaginazione a salvarla da un mondo crudele, con le donne ancora di più essendo ambientato nel 1896. Il suo arrivo porta una ventata di aria fresca nella rigida e bigotta  Avonlea, è un po' la Giovanna d'Arco canadese, in misura sicuramente ristretta. Anna infatti ha a cuore le questioni del suo paese e grazie alla sua spontaneità riesce a smuoverlo dal torpore in cui era caduto. Il suo modo di parlare è pura poesia, così articolato che più di una volta le ragazzine del villaggio si guardano tra loro senza capirla a pieno. Eppure la seguiranno in ogni gesto, in ogni follia, perché Anna è un vulcano in eruzione, così contagiosa da farti tifare per lei anche quando combina dei casini. Con la sua migliore amica, Diana Barry (Dalila Bela) si crea un legame profondo e sincero, tra litigi e atti di amore. E non può mancare il taciturno Gilbert Blythe (Lucas Jade Zumann) che, bravissimo a scuola, diventa l'unico rivale di Anna. 
Diana, Anna, Cole
Tra i due si alimenta una bella competizione, non sempre sana, fino ad affermarsi in un'amicizia. E l'insostituibile amico Cole (Cory Grüter-Andrew), costretto ad andar via da Anvolea per i pregiudizi dei bigotti, che resterà sempre al suo fianco aiutandola nel bene e nel male. Puntata dopo puntata si costruiscono i legami tra i personaggi, si afferma il concetto di famiglia. Attraverso la disperata ricerca della propria identità, percorriamo con Anna l'adattamento in posti ostili, le amicizie, i cuori infranti, il rapporto tra genitori, i sogni inseguiti dai ragazzi. Ascoltiamo a gran voce le donne che chiedono la parità, di non essere più segregate in una casa a rassettare e a fare le bravi mogli. In questa serie non è tanto importante la trama, non vuole insegnare, non vuole essere un esempio. Vuole narrare, anzi poetare. E le puntate vanno assaporate, gustate una dopo l'altra. Ci si può rendere conto di come sia difficile per una persona di colore essere accettati da una comunità bianca, come la disparità d'istruzione in alcuni casi ha la meglio ma sono tante piccole chicche a cui la narrazione sembra non dare alcuna importanza. L'intento di Chiamatemi Anna è trattare i temi velatamente e con leggerezza, da poesia ermetica. 
Non bisogna dunque aspettarsi una serie prettamente storica o pesante ma una serie concepita come opera d'arte. E già dalla sigla di apertura si evince quest'artisticità.  Tratta dal brano Ahead by a Century della band canadese The Tragically Hip, mostra in soli quaranta secondi la vita di Anna attraverso le stagioni partendo dall'inverno della sua infanzia in quanto rimasta orfana e sola, passando per la primavera e l'estate dove tutto nasce e la sua nuova vita le ha dato tanto amore, fino ad arrivare al nostalgico autunno. A realizzare la carrellata dei dipinti che appaiono nella sigla (otto precisamente) è stato l'abilissimo Brad Kunkle, in tre settimane di estenuante lavoro. Anche la scelta degli animali non è casuale, infatti la volpe, il gufo e il colibrì, oltre ad avere il loro significato insito in sé,ossia la solitudine, la forza e l'allegria,  sono anche quelli presenti a Prince Edward Island, dove è ambientata la serie. Tra i rami vi sono inoltre anche delle frasi tratte dal romanzo, dette poi nel corso della serie dalla nostra Anna.
  •  My life is a perfect graveyard of buried hopes  (La mia vita è un cimitero perfetto per le speranze sepolte).
  •  It would be lovely to sleep in a wild cherry-tree all white with bloom in the moonshine. (Sarebbe meraviglioso dormire su un ciliegio selvatico completamente fiorito di bianco nella luce della luna)
  •  Will you swear to be my friend forever and ever? (Giurerai di essere mia amica per sempre?)
  •  But if you have big ideas, you have to use big words to express them, haven’t you? (Ma se hai delle grandi idee, devi usare delle parole altrettanto grandi per esprimerle, non è vero?)

 E se non è poesia questa, cos'altro? Anna è davvero un secolo avanti, è già proiettata verso un futuro che nel suo tempo non era concesso, sbaragliando i costrutti sociali. Purtroppo la serie si è conclusa con la decima puntata della terza stagione, speravo in una continuazione o in un film finale. E forse le mie richieste sono state ascoltate perché Moira Walley-Beckett e Miranda de Pencier, le due produttrici, alla chiusura della serie  hanno proposto un film come epilogo. Sebbene la serie non lasci nulla in sospeso, io spero che facciano il film anche perché questo cast è stato straordinario e vorrei vederlo un'ultima volta insieme. Voto:10. E spero che siate spiriti affini ad Anna, miei cari lettori, perché l'immaginazione può salvarci dalle angustie e dalle delusioni. Se non avete ancora guardato la serie, recuperatela assolutamente! In caso contrario commentate con la vostra opinione. 
Per oggi è tutto,
A. List

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